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Artistante shop online arte e slow fashion

Si fa un gran parlare di “slow fashion” e “abbigliamento sostenibile”. Molti brand dichiarano di utilizzare “tessuti naturali” o di offrire “capi ecologici”, ma non è sempre semplice capire cosa si intenda, soprattutto quando ci imbattiamo nei tessuti artificiali. Io stessa ho avuto difficoltà e ho sentito la necessità di fare qualche ricerca, per rispondere ad alcune domande. Che differenza c’è tra i tessuti artificiali e quelli sintetici? E sono davvero ecologici?

Ho trovato alcune informazioni molto utili che mi aiuteranno a fare scelte migliori: eccole, in sinestesi.

ecovero, tessuto artificiale ricavato dalla cellulosa di faggio

Tessuti artificiali e sintetici, qual è la differenza?

Per prima cosa bisogna fare un’importante distinzione, quella tra tessuti artificiali e tessuti sintetici. No, non sono la stessa cosa!

Il tessuto sintetico è un tessuto che deriva da polimeri, lavorati con processi chimici e che danno vita a prodotti resistenti ma non ecosostenibili. La materia prima di questi tessuti è di solito un tipo di scarto petrolifero, molto più economico delle fibre naturali.

La maggior parte dei brand di “fast fashion”, come le marche più famose che si possono trovare nei grandi centri commerciali, utilizzano tessuti sintetici. Costano poco e permettono di creare grandi quantità di vestiario in poco tempo.

Purtroppo, i tessuti sintetici sono l’antitesi dell’acquisto ecologico e responsabile. Il loro processo di produzione è altamente inquinante, così come il loro smaltimento.

Il tessuto artificiale può sembrare un sinonimo di sintetico, ma non è così.

Il materiale da cui deriva è totalmente naturale, e viene lavorato con metodo artificiale per creare delle fibre adatte a fare dei vestiti.

Un esempio?

Molti tessuti artificiali derivano dalla cellulosa degli alberi, lo stesso materiale che si usa per fare la carta. Il processo di lavorazione permette di creare splendidi capi in fibra di bambù, di cellulosa di faggio o di cellulosa di eucalipto.

Questi tessuti hanno un ciclo di produzione più ecologico. Non tutti al momento hanno lo stesso basso impatto delle fibre naturali (come lino, cotone e lana), ma la tecnologia sta facendo passi da gigante per permettere una produzione più pulita ed ecosostenibile, che riutilizzi, ad esempio, lo scarto di altri processi industriali (si parla quindi di economia circolare) e sia in grado di lavorare consumando quantitavi di acqua sempre minori.

Conosci il tuo tessuto: leggi l’etichetta

Ora che sai qual è la differenza tra tessuti sintetici e artificiali, ti starai chiedendo: come posso capire qual è il tessuto che compone il mio capo?

La soluzione è più semplice di quanto non sembri. Basta leggere con attenzione l’etichetta.

Sull’etichetta, infatti, vengono indicati i nomi dei materiali e le loro percentuali: è di fatto il suo biglietto da visita. Per capire che cosa stai per acquistare, basta conoscere le tipologie più popolari di tessuto.

  • Tessuti naturali: cotone, lino, seta, lana (merino, di alpaca, ecc.)
  • Tessuti artificiali: viscosa, modal, EcoVero, lyocell
  • Tessuti sintetici: poliestere, nylon, elastan, acrilico

Perché le fibre artificiali sono così innovative

Sicuramente scegliere fibre naturali come il cotone è la scelta più ecologica, ma ciò non significa che non esistano delle valide alternative. I tessuti ecologici per abbigliamento, come i tessuti artificiali, sono una realtà sempre più affermata nel mondo della moda.

Le aziende produttrici studiano ogni anno metodi e tecniche per rendere la produzione di vestiti più ecologica. Impiegare questo tipo di fibre vuol dire promuovere un utilizzo più etico del tessuto,  qualunque capo o accessorio si stia producendo, per un abbigliamento trendy, curato, elegante o semplicemente casual.

Un o dei vantaggi delle fibre artificiali è la loro versatilità. Alcune fibre naturali come il lino non si prestano a tutti i tipi di vestiario, e sono in genere più delicate. Le fibre artificiali come la viscosa sono estremamente resistenti, possono essere lavate in casa utilizzando sia in lavatrice che in asciugatrice, e non richiedono cure particolari. In alcuni casi, come per la viscosa di bambù, se ben riposte non necessitano neppure di essere stirate.

Magliette T-shirt in viscosa di Bambù e cotone biologico, con stampa ad acqua artistica ARTISTANTE

Le fibre tessili artificiali più all’avanguardia

Lyocell, modal, rayon, lanital… ogni azienda di tessuti che si rispetti ha creato una versione di fibra artificiale che possa adattarsi alle richieste dei clienti più esigenti. Ecco quali sono i tessuti artificiali ecosostenibili più utilizzati e le loro differenze.

La viscosa è il tessuto artificiale più utilizzato in abbigliamento, e ne esistono di moltissimi tipi. Chiamata anche rayon, può avere due tipi diversi di origine: cellulosica o proteica. La viscosa cellulosica deriva dalla cellulosa degli alberi, mentre quella proteica può derivare perfino da materiali di scarto.
Questo la rende un tessuto molto più ecologico, perché permette di non buttare via quegli scarti di produzione che altrimenti rimarrebbero inutilizzati.
La viscosa è molto morbida e setosa, tant’è che quando fu prodotta all’inizio del Novecento venne considerata un’alternativa più economica alla seta.
Al giorno d’oggi ci sono moltissime aziende che producono viscosa, ed ognuna tende a dare il suo nome al prodotto finito per distinguerla dalle altre produzioni.

Viscosa di Bambù

Una delle viscose più di moda negli ultimi anni è certamente quella di bambù: utilizzata soprattutto per l’abbigliamento estivo,  ha avuto un grande successo per le sue proprietà traspiranti, l’estrema leggerezza e la versatilità. 

Modal

Il modal è una “sottocategoria” della viscosa, e deriva dalla polpa di legno dell’albero di faggio. Si tratta di una versione più evoluta del rayon.
La cellulosa viene trasformata in un tessuto soffice e resistente, che non si restringe come il cotone. Come se non bastasse, è anche biodegradabile. Spesso viene utilizzato insieme al cotone o alla setao per creare altri tessuti misti.
Questo tessuto ha visto moltissime evoluzioni dal 1951, anno in cui è stato per la prima volta creato in Giappone.

Lyocell

Il lyocell è anch’essa una tipologia di viscosa, prodotta dalla cellulosa di eucalipto. Ha un basso impatto ambientale, perciò viene considerata “ecologica”. Esistono in commercio diversi tipi di lyocell, ma quella più affidabile viene prodotta dall’azienda Lenzig e viene chiamata “Tencel”.

EcoVero

Una delle viscose più all’avanguardia, create di recente, è il tessuto EcoVero. Si tratta di un tessuto derivato da fonti di cellulosa sostenibili, prodotto con una bassa quantità di emissioni e utilizzando il 50% in meno di acqua rispetto alla classica viscosa.

Slow Fashion - moda sostenibile, acquista con consapevolezza

Acquisto consapevole e Slow Fashion

Indagare sulla sostenibilità dell’industria tessile è sicuramente un grosso passo avanti verso la salvaguardia del pianeta, ma, qualsiasi sia il processo di produzione di un capo di abbigliamento, il tessuto veramente ecologico è quello che non viene messo sul mercato.

La moda sostenibile è basata su un principio molto semplice: acquistare meno capi di abbigliamento, e sceglierli durevoli e di alta qualità.

Scegliere di acquistare in modo consapevole ha diversi vantaggi. Il primo è sicuramente un minore spreco e una valorizzazione di ciò che si possiede. Il secondo è un’attenzione maggiore ai temi dell’ecologia e della sostenibilità.

I capi di qualità, prodotti con tessuti naturali o ecosostenibili, sono creati con un processo che richiede meno acqua, produce meno particelle inquinanti e utilizza prodotti chimici sicuri per la pelle e per l’ambiente.

Acquista meno, acquista meglio

Anche se i capi di qualità hanno costi più alti,  sono un vero e proprio investimento: possono durare diversi anni se trattati con cura, e sono di solito creati con linee e pattern che non passano mai di moda, non perché manchino di personalità o originalità, ma perché, se acquistati con consapevolezza, rispondono al tuo gusto personale. Qualsiasi sia il trend del momento, è il proprio stile a diventare protagonista. 

Si tratta di un concetto totalmente opposto a quello della fast fashion, che si alimenta sul continuo ricambio delle collezioni, così spesso si finisce per buttare un capo dopo qualche mese perché non è più trendy o perché è composto di un tessuto di cattiva qualità. Inoltre, le aziende che producono collezioni nuove ogni tre mesi, si trovano costrette a distruggere una parte dei capi che producono, per l’incalzare delle stagioni, non potendosi permettere di riproporre lo stesso identico capo tutto l’anno e per due anni consecutivi.

Novità e spreco, spesso, coesistono.

 

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