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Mentre facevo una piccola ricerca sull’indaco, mi sono imbattuta nei tessuti Ukara e nella lunga pratica culturale e artistica che rappresentano. Gli Ukara sono dei panni colorati con l’indaco, su cui vengono disegnati dei glifi per sottrazione. Ossia, prima dell’immersione nel colore, il tessuto viene ricamato con della rafia, in modo che, una volta bagnato nell’indaco, la parte ricamata non riceva il colore e rimanga bianca. In questo modo, quando il panno asciuga, eliminado la rafia affiora il disegno.

La tecnica di tintura per sottrazione è comune ad altre culture: si pensi ad esempio al batik indonesiano, che utilizza la cera allo stesso scopo. Quello che rende gli Ukara davvero unici è il significato dei glifi che compongono il disegno.

Nsibidi, una lingua quasi perduta

Molto prima che gli europei arrivassero nell’Africa occidentale, gli Ekoi (Ejagham), una popolazione che viveva nei territori dell’attuale Nigeria sud orientale, avevano sviluppato una forma unica di scrittura ideografica chiamata Nsibidi. Risalente almeno al V sec, la scrittura Nsibidi, come le rune germaniche, veniva utilizzata principalmente a scopi rituali. I glifi che la compongono venivano usati per creare i tessuti Ukara, decorare la ceramica, ma anche per adornare i corpi degli iniziati, tutti uomini, che, di fatto, hanno mantenuto vivo l’uso ritualizzato della lingua Nsibiti fino ai giorni nostri. Questi uomini fanno parte della setta Ekpe, una società segreta esclusivamente maschile, che ha i suoi adepti anche in Brasile e a Cuba, dove è stata importata dagli schiavi provenienti dalla Nigeria, insieme ai glifi Nsibidi, che si sono fusi con altre simbologie nei riti spiritisti afroamericani, comeil voodoo.

Gli Ukara, che vengono realizzati sia come arazzi, sia come panni da legare in vita durante i cerimoniali, hanno significati misterici precisi, personalizzati in base all’uomo che li indossa o all’occasione in cui vengono esposti. Sebbene possano essere utilizzati esclusivamente dai membri della setta Ekpe, oggi l’elaborato processo di produzione è in mano ad una piccolo villaggio del sud est della Nigeria, nei pressi di Igbo, popolato da una comunità Ezillo. Il fatto curioso è che membri del villaggio non fanno parte della setta e gli artigiani non conoscono il significato dei glifi che vengono loro commissionati. 

Il panno ricamato con la rafia, prima dell’immersione nell tintura a bare di indaco.
Il panno immerso nell’indaco, prima che la rafia venga eliminata e il disegno rivelato.
Membri della società Ekpe che vestono i panni Ukara.
Panno Ukara

I simboli sono disposti in una griglia, dando ai tessuti il loro caratteristico pattern ordinato e simmetrico, spesso rinforzato da motivi ripetuti. I glifi nsibidi possono trasmettere significato singolarmente o in gruppo e ogni segno può essere figurativo, geometrico o astratto o può rappresentare un oggetto fisico, un concetto o una narrazione. I singoli simboli possono anche avere molteplici significati, rendendo il contesto importante per l’interpretazione del significato.

 

Fonti

Trovate qui la fonte delle immagini che ho utilizzato per l’articolo e una spiegazione dettagliata del processo di produzione degli Ukara.
Qui, invece, un articolo del Guardian sulla lingua Nsibidi.

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