fbpx
Artistante, arte e marchio slow fashion accessori moda, shop online

Avendo da poco trattato la Cromofobia, non potevo più rimandare una riflessione sul colore bianco. Ne parlerò in generale, sicura che ne nasceranno spunti per innumerevoli approfondimenti. Come sempre, comincerò dalle definizioni.

storia e significato del colore bianco - storia dell'arte

Il Bianco: il non-colore

Tecnicamente, come il nero, il bianco non è un colore, e rappresenta la luce nella sua completezza, l’intero spettro cromatico. Di nuovo come il nero, il bianco assoluto è un concetto astratto, proprio solo della luce solare, ma se lasciamo da parte gli studi di ottica, e passiamo all’utilizzo materico che ne ha fatto l’uomo nell’arte, possiamo considerare il bianco, insieme al nero e a tutte le sfumature delle terre, fra i colori primari della storia dell’arte, a partire dalla pittura rupestre. 

Pochi colori come il bianco sono così densi di significato in tutte le culture umane, che riversano nel candore una quantità incredibile di significati che popolano mitologia e testi sacri di tutto il mondo. 

Facciamo un breve viaggio nella storia del colore bianco, cercando di carpire i suoi significati a partire dall’uso che se ne è fatto nell’arte, in particolare quella moderna e contemporanea.

bianco di biacca, storia del colore bianco ARTISTANTE

Come si ottiene il colore bianco: bianchi antichi…

Il bianco è un colore a dir poco necessario per la pittura, utile non solo come tinta autonoma ma anche per stemperare e ammorbidire altri colori. Ma come si otteneva in passato, quando ancora non esistevano prodotti sintetici e industriali?

Nel Neolitico (10.000-5000 a.C.), il bianco d’ossa si è aggiunto alle ocre e alle terre, che costituivano i colori più immediatamente accessibili all’uomo primitivo. Il nuovo pigmento si otteneva a partire dalle ossa degli animali domestici, che venivano fatte essiccare e quindi impastate con acqua, albume o grasso. La comparsa di questo colore è legata alla nascita della pastorizia e alla pratica di addomesticare gli animali. 

Ma fin dall’antichità, in tempi molto remoti, questo bianco primitivo venne presto sostituito. Dagli albori della civiltà, fino all’800, per ricavare questo colore esistevano solo due modi: a partire dal piombo, macerato per dieci giorni nell’aceto, oppure a partire dal carbonato di calcio, presente in diverse rocce. Il colore ricavato dal piombo si chiama biacca ed è stato per secoli il più utilizzato in assoluto, mentre quello ricavato dal carbonato di calcio si chiama bianco San Giovanni

La biacca è un composto piuttosto tossico, eppure in passato veniva utilizzata addirittura come fondotinta, sia dalle donne dell’antica Atene che dalle romane, e per secoli poi dagli attori di teatro di tutto il mondo. Elisabetta I d’Inghilterra ne era un’appassionata utilizzatrice. Rovinava la pelle del viso, come ci si può aspettare, e provocava non pochi disturbi di vario genere all’intero organismo, ma il fine di apparir belli nella vita o sulla scena giustificava i mezzi. Infatti, non era l’unico cosmetico altamente tossico utilizzato in passato.

Proprio per la sua tossicità, oggi questo composto è in gran parte precluso anche ai pittori: il bianco biacca è definitivamente scomparso dalle tavolozze, se non magari da quelle di qualche restauratore, e il suo uso è vietato quasi in ogni stato fin dal 1921.

bianco di biacca usato come cosmetico - storia del colore bianco - ARTISTANTE

… e bianchi moderni

Intorno al 1840, in ogni caso, era comparso sulla scena un nuovo bianco, destinato a soppiantare quelli antichi: il bianco di zinco, che si ottiene dai vapori dello zinco bruciato e per la sua tonalità tendente al giallo pallido viene anche chiamato “bianco di neve”. Tra la fine del secolo e i primi del ‘900 a questo bianco lanoso, impuro e delicato si aggiunge il bianco di titanio, più spesso e coprente. Questi bianchi sintetici, oltre a migliorare la qualità di pigmenti che come la biacca tendevano a soffrire il passare del tempo, concludono definitivamente l’era dei colori artigianali e aprono la strada ai colori industriali.

Non mi stancherò mai di far notare che “naturale” non significa sicuro, così come “chimico” non equivale a tossico: entrambi, quello di zinco e quello di titanio, infatti, sono pigmenti chimici non tossici.

storia del colore bianco - simbologia del bianco

Il colore più “denso” del mondo: bianco purezza, bianco paura

Il bianco è, in ogni società umana, il colore più denso di significato che ci sia. Le sue valenze simboliche sono tante e tutte legate a significati assoluti, ideali, estremi, quasi ai confini tra l’esperienza umana e quella divina. Infatti il bianco, considerato la somma di tutti i colori o in alternativa l’assenza totale di ogni colore, dà sempre un certo brivido estetico: che sia angelico o che sia demonico, questo brivido, sono state le varie latitudini ed epoche a determinarlo.

Prima di parlare di alcuni di questi significati simbolici, vorrei chiedervi: avete mai provato a vestirvi interamente di bianco? E che cosa è successo quando lo avete fatto? Non spiccavate forse tra la folla, non sentivate forse molti più sguardi addosso rispetto al solito? Non vi siete forse sentiti chiedere quale importante occasione, quale momento di passaggio, quale cerimonia vi stesse aspettando per andarci vestiti così?

Nella cultura occidentale il bianco è da secoli simbolo di purezza, di luce, di bene. È bianca la Vergine Maria (detta anche “l’immacolata”), e per questo sono bianche anche le spose il giorno delle nozze. Bianche erano le tovaglie delle famiglie nobili e le lenzuola del corredo, bianche le camicie della prima notte da sposi, bianche le fasce dei neonati e le lenzuola per le culle. Sono bianche le tuniche dei sacerdoti nelle più grandi solennità e bianco è anche Dio stesso. Nelle fiabe e nelle leggende gli animali mitologici buoni e beneaugurali sono bianchi, come il cavallo alato Pegaso, il cigno, il coniglio pasquale e via dicendo. 

bianco colore del lutto - rituale funebre nel candomble

Nella foto: rituale funebre del Candomblé.
Il candomblé è una religione sudamericana, di origine africana, molto diffusa in Brasile, imparentata con altre santerie, come quelle Voodoo.

Ma il bianco, proprio per la sua potenza e densità, non è sempre e solo un simbolo di pace e di luce. In effetti il bianco è, in molte culture, il colore del lutto, perché le ossa sono bianche e i morti tendono a impallidire. Nei paesi africani il bianco è un colore magico: secondo una leggenda africana in origine il mondo nasce dal bianco, cioè da un’enorme goccia di latte. Ma in molte tribù questa tinta oltre che magica è anche pericolosa e per questo, ancora oggi, gli albini africani sono spesso perseguitati e uccisi: il loro colore li denota come esseri sacri e da sacrificare. 

Un occidentale che ha capito profondamente la potenzialità inquietante del bianco è stato Hermann Melville, autore del celeberrimo Moby Dick, romanzo incentrato sulla caccia ad una terribile balena bianca. Un piccolo capitolo del libro è dedicato interamente al significato del colore bianco: otto pagine densissime che cercano di spiegare, attraverso innumerevoli esempi, l’inafferrabile senso non solo di sublime, ma anche di orrore, che questo colore suscita in noi esseri umani.

Forse, con la sua indefinitezza, la bianchezza adombra i vuoti e le immensità crudeli dell’universo, e così ci pugnala alle spalle col pensiero dell’annientamento mentre contempliamo gli abissi bianchi della via lattea? Oppure la ragione è che nella sua essenza la bianchezza non è tanto un colore, quanto l’assenza visibile di ogni colore e nello stesso tempo l’amalgama di tutti i colori, ed è per questo motivo che c’è una vacuità muta, piena di significato, in un gran paesaggio di nevi, un omnicolore incolore di ateismo che ci ripugna? […] Di tutte queste cose, la balena bianca era il simbolo. Perché allora vi meraviglia questa caccia feroce?

Illustrazione Moby Dick - storia del colore bianco

Nella foto: Illustrazione di Tony Millionaire

Il bianco nell’arte dal neoclassicismo ad oggi

Qual era il colore preferito degli artisti neoclassici? Rispondere è fin troppo facile: era il bianco, che ricordava loro i marmi greci e romani; un’ispirazione e un’aspirazione, una perfezione da copiare. Se solo questi artisti avessero saputo che in origine le statue greche non erano affatto bianche, anzi, erano coloratissime! Non importa: per loro il bianco diventò un colore simbolo, una bandiera da innalzare, e gli stupendi marmi di Canova sono qui per testimoniarcelo.

Ma con il ‘900, il bianco cambia significato, o meglio, si presta ad altre “bandiere” artistiche, altre provocazioni, altre possibilità. Ricordate Kazimir Malevič e il suo Quadrato Nero del 1915, che inaugura l’arte astratta? Nel 1918 Malevič ribadisce il concetto del movimento Suprematista, esponendo il bianco: per la precisione, l’opera ritrae un quadrato bianco, su fondo bianco. Due bianchi diversi, un po’ più sporco l’uno, un po’ più chiaro l’altro. Ma di fatto il dipinto è bianco, tutto bianco, con soltanto quell’impercettibile confine a delimitare un’idea diversa di arte, in cui il concetto e l’ispirazione artistica sono superiori alla rappresentazione figurativa.

Malevic, bianco su bianco - storia del colore - ARTISTANTE

Negli anni ’30 anche il pittore britannico Ben Nicholson si lancia nel mondo del bianco, con opere monocolori nelle quali si possono intuire delle forme solo attraverso alcune parti a rilievo: cerchi e quadrati bianchi che emergono dal bianco. Fortemente influenzato da Mondrian, che conosceva personalmente e di cui era grande amico nonostante fosse più giovane di una ventina di anni, Nicholson esprime un’idea utopica di purezza ed equilibrio, concetti che, a cavallo fra le due guerre, comunicavano l’esigenza di una trasformazione della società. 

Sono gli albori dell’arte concettuale, quella che si fa carico di un’idea da trasmettere, al di là del risultato estetico. La definizione nasce negli anni ‘60, gli anni, per intenderci, di Piero Manzoni e Lucio Fontana.

Piero Manzoni – molti lo ricordano per la celebre Merda di artista – realizza candide tele a rilievo, con bianche increspature irregolari che ricordano lenzuola sprimacciate, onde marine o incrostazioni minerali, intrappolando lo spettatore nella materia che sembra, ma non è. 

Infine, arriva Lucio Fontana, che la materia la supera, andando oltre la tela: la taglia, la buca, e questa tela, cui guardare attraverso è (indovinate un po’?) spesso e volentieri bianca. 

È chiaro che il bianco degli artisti contemporanei non è più quello dei neoclassici: forse per loro questo colore è, più che una purezza perfetta, l’annotazione severa di un’assenza o di un limite. Non un bianco-tutto, quindi, ma un bianco-nulla

Interessante rovesciamento, per un colore così pregno di significati e insieme così inafferrabile, che sembra avere più cose in comune con il nero di quante ci aspetteremmo.

Potrebbero interessarti:

Nero assoluto, BLK 3.0 - Esperimenti di nero assoluto by ARTISTANTE
Esperimenti con il nero BLK 3.0

Esperimenti con il nero BLK 3.0

Imbattendomi nel Vantablack, ho pensato: è mai possibile che Anish Kapoor abbia fatto una mossa così maleducata, come quella di accaparrarsi in esclusiva l'uso del primo materiale capace di assorbire il 99% della luce visibile? Sì, lo ha fatto. E la comunità di artisti ha risposto con il BLK 3.0 che ho deciso di provare.

Ti è piaciuto questo post?

Iscriviti per ricevere gli aggiornamenti.

Grazie!