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Ritorno sul Blu per un viaggio in medioriente, nel cuore dell’Anatolia. Per #artistantecolore vi parlerò di un sorprendente Oltremare, pervasivo e perfetto, come solo Giotto sapé creare, tre secoli più tardi, ad Assisi.

Ho parlato in un altro post del cobalto di Chartres e di come dal XII sec in poi il blu divenne il colore favorito in tutto l’occidente, ma non posso tralasciare di fare un passo indietro, fino al X sec, per parlarvi del blu oltremare di Cappadocia.

Blu oltremare, Lapislazzuli in Cappadocia

Scopriamo così che, ben tre secoli prima del capolavoro di Giotto ad Assisi, il blu veniva usato nella sua forma più nobile, quella estratta dai lapislazzuli, per la realizzazione di una basilica che non ha eguali nella storia dell’arte cristiana. Parlo della Chiesa Nuova di Tokali (Tokali Kilisi, chiesa della Fibbia, probabilmente da un ornamento in bassorilievo sull’arcata di una navata), datata 950-960 dC e facente parte del monumentale complesso rupestre di Göreme, in Cappadocia.

Il Museo a Cielo Aperto di Göreme, Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO, racchiude in una zona piuttosto ristretta le più belle delle oltre 500 chiese rupestri della Cappadocia. Il complesso costituiva il cuore di una cittadina monastica, riunita intorno alla regola di San Basilio (330-379dC), che proprio qui visse e fondò la sua comunità monastica, prima di diventare arcivescovo di Cesarea (l’odierna Kayseri). Nella sua regola, al tipico monachesimo orientale, caratterizzato dall’eremo, Basilio preferì un modello incentrato sul cenobio (comp. di κοινός «comune» e βίος «vita»), che prevedeva luoghi comuni di lavoro e preghiera, favorendo così la cooperazione all’interno delle comunità. Incoraggiando l’utilizzo di spazi comuni per la preghiera, la regola diede l’avvio alla realizzazione di chiese e basiliche che potessero accogliere la comunità riunita. Si resero quindi necessari lavori di scavo importanti.
Forse perché non esiste niente di paragonabile in Italia e in Europa, quando visitai le chiese rupestri di Göreme rimasi stupita dalla qualità degli affreschi. Stiamo parlando di navate e cappelle non costruite, ma scavate nella pietra prima ancora del 1000, con pilastri e colonne sbozzati a suon di scappello. Nel ventre della roccia, al solo lume delle lanterne, i monaci di san Basilio hanno dato vita a cicli di affreschi tra i più dettagliati che si possano ammirare, conservati nei secoli e restituiti al loro splendore da un incredibile lavoro di restauro, cui ha partecipato anche la sovrintendenza dei beni culturali  della Toscana*.
Fra tutte le chiese e le cappelle che formano il complesso, la nuova Tokali si distingue per una particolarità più unica che rara nel X sec, sia qui, nel cuore dell’Anatolia, che in tutta la storia dell’arte cristiana, ossia l’uso intensivo del blu oltremare. Nel complesso di Göreme, non è l’unica in cui il blu spadroneggia, ma in tutte le altre, sia le precedenti, coma la vecchia Tokali, che le successive, come la stupenda Karanlık (la chiesa oscura), è stato utilizzato il blu ricavato dall’azzurrite, non quello di lapislazzuli. L’azzurrite, che ha un colore meno intenso dell’oltremare, veniva applicata sul nero, per darle più forza e profondità: nell’ambito delle chiese di Göreme questa differenza fra le due tecniche è pienamente apprezzabile e, anche per questo, la brillantezza delle volte della nuova Tokali lascia del tutto esterrefatti.
Il blu di azzurrite, applicato su fondo nero, della chiesa Karanlink.
Il blu oltremare di lapislazzuli, nella Nuova Tokali.
Non sappiamo di preciso cosa sia successo in quegli anni nella comunità cristiana della Cappadocia, ma appare chiaro che la scelta, costosa e fuori dal comune, del pigmento oltremare, insieme all’oro e all’argento, scaturisse da un progetto ambizioso, probabilmente nato in concomitanza di un fatto storico che ha reso possibile un investimento di questa portata.
Sebbene non tutti i volti siano perfettamente visibili (rigurgiti iconoclasti hanno fatto scempio di alcune scene) è evidente come, rispetto alla vecchia Tokali, l’artista della nuova chiesa abbia dedicato estrema attenzione alla personalizzazione dei volti e delle figure, distaccandosi, almeno in parte, dai modelli bizantini. Le scene della vita di Cristo si svolgono in un’unia fascia narrativa continua, non interrota da bande verticali o da intermezzi, tanto da dare l’effetto di un’unica incredibile scena corale. Come in un film, la narrazione prosegue, fotogramma dopo fotogramma, in un dinamico susseguirsi di inquadrature movimentate e affollate.
Cristo chiama gli apostoli
San Pietro ordina i primi diacono
Ciao, questa sono io, di fronte all’ingresso della Karanlik Kilise. * Nota: sull’intervento della sovrintendenza Toscana non ho trovato conferme nelle mie ricerche online, e lo riferisco solo perché, durante la visita, ho notato l’attribuzione dei lavori di restauro in un cartello esplicativo. Se qualcuno dovesse avere notizie, di conferma o smentita, sarei felice di ricevere informazioni in merito. Nota sulle immagini: come è giusto che sia, non è consentito scattare foto all’interno delle chiese del complesso museale di Göreme. Quelle che trovate in questo articolo sono tratte dal libro che ho acquistato in loco, che è una dettagliata descrizione dell’intero ciclo di affreschi: Mustafa Uysun, Göreme open air Museum Churches, 2017

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