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YInMn: un giorno e una notte con il blu del millennio

YInMn: un giorno e una notte con il blu del millennio

La scoperta del nuovo blu

Vi ricordate il mio entusiasmo per la scoperta del nuovo blu? Da quando ho saputo della scoperta, nel 2014, del blu YInMn non ho fatto che pensare che si tratti del colore del millennio, principalmente per due ragioni. Intanto, anche in foto il colore mi sembrava eccezionalmente ricco e avvolgente: molti lo confondono con il blu di Yves Klein, che però non è un nuovo pigmento, è solo una miscela di cobalto e oltremare, con una speciale vernice. Secondo, a differenza degli altri pigmenti chimici, il nuovo blu è atossico. 

YInMn blue, il blu del millennio: recensione artistica dell'edizione limitata Schmincke - Paola Vagnoli

Blu YInMn in edizione limitata

Ho letto molto sull’argomento e ne ho parlato anche con voi, rimanendo in attesa della possibilità di vederlo dal vivo. Finalmente, la Schmincke, una delle mie marche preferite per il materiale artistico, ha reso disponibile un’edizione limitata di acrilici e di colori ad olio: piccole quantità, costi esosi e difficili da trovare, ma non potevo arrendermi. Sono finalmente riuscita ad acquistare un tubetto su un sito inglese e in questi giorni l’ho potuto finalmente sperimentare, ma, soprattutto, vedere con i miei occhi.

YInMn blue - recensione dell'edizione limitata SCHMINCKE - Artistante

“La regola del blu”, la mia prima opera con il blu YInMn

Ho scelto una tela di piccolo formato, 30×30 cm, e mi sono fatta coraggio. Vista la rarità e il costo del tubetto, so che non avrò a disposizione tante altre occasioni, almeno finché il blu YInMn non sarà finalmente in commercio con una produzione industriale a prezzi convenienti, cosa che succederà sicuramente, ma nessuno sa dire di preciso quando.

Carica di aspettative, ho aperto il colore per la prima volta e ne ho spremuto una nocciolina direttamente sulla tela.

Ricorda davvero molto il blu di Klein, ma racchiude una nota di rosso che lo rende ancora più ipnotico. Ho pensato pensato subito che Kandinskij lo avrebbe amato e che sarebbe stato l’ossessione di Matisse.

Ho iniziato colorando una porzione di tela, spargendolo con il pennello. Alla prima stesura, la consistenza, piuttosto liquida, crea uno strato non del tutto coprente. Non c’è bisogno di diluirlo con acqua o altro medium. Ho aspettato che il primo strato asciugasse per dare una seconda mano e, a questo punto, compattato il colore, l’ho guardato asciugare. A differenza di altri pigmenti, non cambia affatto dopo l’asciugatura: rimane brillante esattamente come appena steso, ancora umido. Se vi sembra bello in foto, tenete conto che dal vivo è anche più particolare: un colore così saturo è una vera rarità.

Blu YInMn e blu di Kein a confronto

Ho dipinto di blu il soggetto principale del disegno, un grosso felino nell’atto di afferrare un bue, e ho richiamato il colore su alcuni dettagli, soprattutto in una porzione di cielo stellato. Si può dire un bestiario in azione, una scena di caccia e supremazia. La belva brilla di un colore intenso e definitivo, mentre la preda è di un cangiante beige, bianco, giallo, neutra e passiva.

Soddisfatta dell’accostamento dei colori, soprattutto tra blu e dorato, ho affiancato una seconda tela a formare un dittico.

Qui puoi vedere e acquistare i due quadri:

Arte primitivista e YInMn Blue - quadri in vendita Paola Vagnoli Artistante

Conclusioni sulla prima esperienza con il blu YInMn

Non sono riuscita a “staccare”: la sessione di pittura è durata tutto il giorno e parte della notte, cose che non succedeva da un po’.

Mi è avanzato molto colore, perché bastano due strati per compattare alla perfezione la consistenza del blu YInMn della Schmincke. Sono felice quindi di avere a disposizione un’altra possibilità di esprimermi grazie a questo splendido pigmento, talmente bello che sembra quasi di barare: troppo facile creare qualcosa di bello!

Vuoi acquistare la Regola del Blu #1 e #2? Visita la galleria!

Blu YInMn e blu di Kein a confronto

Il mio omaggio al Blu del Millennio

DIPLART Unisex Bluissima

Non è ancora possibile utilizzare il blou YInMn per la tintura dei tessuti. La speranza, però, è che in futuro si faccia più intensa la ricerca in questo senso, affinché si possano produrre colori brillanti, con il minimo impatto sulla salute dell’uomo e dell’ambiente.

Il mio omaggio su tessuto, un bellissimo misto seta-lana, è un blu che ho ottenuto grazie ad una miscela di colori in quadricromia, con un’impregnatura dosata ad arte per rimenere brillante sul tessuto, con un leggero effetto satinato.

169,20

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Il packaging è importante, ma…

Il packaging è parte dell’esperienza di acquisto: me lo ripetono da quando ho aperto lo shop online e hanno assolutamente ragione. La confezione regalo è qualcosa cui non posso rinunciare, perché nella cura della confezione metto quel tocco in più che rende l’oggetto un fatto intimo e personale.

Non è facile, però, trovare la confezione giusta. Belle, sì, ce ne sono tante, ma cosa significa produrre packaging? In sostanza, si stanno impiegando risorse per qualcosa che finisce nella spazzatura, innalzando i costi e aumentando lo scarto.

Esiste un modo per dare un valore alla confezione, trasformandola da spreco in risorsa?

Me lo sono chiesta per tre anni, e ora ho trovato la risposta: una soluzione di cui vado orgogliosa.

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Solidarietà e Artigianato: vi presento le nuove confezioni

 

Le nuove confezioni dei foulard e delle sciarpe sono bellissime, per un sacco di motivi che ci tengo ad elencare.

 

  1. Sono fatte a mano. E che mani!
  2. Sono state create nel laboratorio del centro diurno Angori, a Castiglione Fiorentino. A crearle sono stati i pazienti con gravi disabilità psichiche e fisiche, che negli anni, grazie alla guida di G., hanno imparato un mestiere che li tiene uniti e li appassiona.
  3. Per realizzare le mie confezioni, hanno scelto la carta di gelso, morbida e delicata, che sembra quasi tessuto.
  4. Le hanno progettare con una struttura robusta, in modo che siano facili da spedire e arrivino sempre integre a destinazione.
  5. Sono perfette, anche se imperfette, perché l’artigianato è così, e spero che vengano apprezzate e riutilizzate, invece che gettate via.
  6. Non hanno nessun logo sull’esterno: così, se riutilizzerete la vostra confezione, potrete etichettarla a piacimento e personalizzarla.
  7. Ma, anche se deciderete di gettarla (con la carta!), non importa: questa è una confezione che non costituisce MAI uno spreco, perché essere una cliente del laboratorio mi consente di supportarlo.

 

Ecco dunque la risposta: la solidarietà, unita all’amore per l’artigianato.

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La lotta ai tumori si avvale di una ricerca scientifica sempre più avanzata e di soluzioni sempre più efficaci, ma l’arma migliore rimane la prevenzione.

Per questo, quando ho dovuto pensare ad un artwork per la LILT (Lega Italiana per la Lotta ai Tumori), ho cercato di rappresentare l’amore per il proprio corpo, come strumento centrale della prevenzione. Amare il proprio corpo significa ascoltarlo. Il nostro corpo muta di continuo, con l’età e con le fasi della vita, e solo conoscendolo e prestando attenzione ai piccoli segnali è possibile coglierne le esigenze. Ma non tutto si può conoscere ad intuito: per questo è importantissimo indagare, a scadenze regolari, il nostro stato generale di salute. Il vostro medico saprà consigliarvi, a seconda del sesso e dell’età, quali controlli è utile eseguire. Ciò che più conta, come sempre, è la consapevolezza.

Ringrazio di cuore la D.ssa Giorgia Buselli presso l’Associazione Metropolitana LILT di bologna, che ha voluto coinvolgermi. Sono felice e particolarmente orgogliosa di questo mio piccolo contributo.

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Questa è la mia prima volta!

Siete mai stati su un set fotografico? Questa è la mia prima volta! Non è la prima di Artistante: i miei foulard erano già stati fotografati a Roma, in un periodo in cui gli spostamenti fra regioni erano ancora difficili, a causa della pandemia di COVID-19. Per questo, non avevo potuto raggiungere il set, il che mi aveva lasciata con qualche rimpianto e molta curiosità.

Voglio usare questo post per prendermi degli appunti e farne tesoro, quindi scriverò qui cosa ho azzeccato, cosa ho imparato, e anche cosa ho sbagliato in questa prima divertentissima esperienza dietro le quinte.

Una prima volta anche per il formato

Ho proposto più volte le Diplart, in diverse versioni e diversi materiali, perché adoro i contrasti e perché il double-face è il modo più immediato di proporre un’alternativa. In più, soprattutto in inverno, sommare due strati di tessuto fornisce la giusta consistenza ad una sciarpa davvero comoda e coprente. Ovviamente, è importante scegliere un materiale che sia gradevole al tatto e morbido sulla pelle, soprattutto a contatto con viso. Per non sbagliare, per la nuova versione delle DIPLART ho scelto un filato misto seta-lana al 50%, prodotto, stampato e confezionato a Como.

Prima volta per il misto seta, e prima volta anche per il formato: compatto, classico, adatto al pubblico maschile quanto a quello femminile. Insomma, il mio primo formato UNISEX. Del resto, ero stufa di dare un genere alle mie sciarpe: quale capo è più trasversale? 

Quanto alle fantasie, non mi sono preoccupata di adattarle ad un genere: come al solito, sono accese e invitanti, parlano di storie a colori e di un grande amore per i contrasti e per l’armonia. 

Sciarpe seta-lana UNISEX ARTISTANTE

Ovvietà che si confermano

Il prodotto c’è, ora va rappresentato.  Per il servizio fotografico, questa volta ho deciso di spostarmi a Lucca, nello studio di Massimo Tessandori Bernini e, raccontandovi come è andata, voglio partire da una considerazione ovvia, ma non scontata.

Quando un compito sembra semplice, è perché qualcuno si è complicato la vita per renderlo tale.

Lo dico proprio io, che, in prima istanza, mi do da fare da sola e cerco la soluzione “fatta in casa”.  Grazie a questo atteggiamento, ho acquisito abilità che, con il tempo, sono diventate il mio mestiere. Per tutte le altre, mi piace smanettare, informarmi, farmi una mia idea, ma poi passo la palla ai professionisti.

Chi è il professionista? È quello che per anni si è complicato la vita per diventare esperto nel proprio settore, così, quando arriviamo noi sprovveduti a chiedere un servizio, troviamo la strada spianata.

L’impressione che ho ricavato, dopo tre ore e mezza di scatti, è che tutti sapessero cosa fare e che lo facessero con grande efficacia, rapidità, semplicità, persino divertendosi. Io stessa, che in quell’ambiente figuro un po’ come un ippopotamo in una sala da tè, mi sono divertita, perché tutto mi sembrava facile ed immediato.

In verità non lo è affatto, ma un flusso di lavoro collaudato fa risparmiare tempo e stress.

Ritmo!

Tutto era sincronizzato: soltanto io, qua e là, ho perso il ritmo.

Non avevo ragionato abbastanza su alcuni dettagli e ora, riguardando i provini, mi saltano all’occhio particolari che non quadrano.  Nel complesso poco importa, ho tanti scatti tra cui scegliere, ma sono sviste che con un po’ più di esperienza non avrei commesso. Ad esempio: perché diavolo ho fatto sedere la modella con il trench addosso? E perché la sciarpa a volte è piegata in mezzi, a volte in quarti? Perché non ho cambiato nodo, da giro a cappio, fra una foto e l’altra? E quegli angolini girati a rovescio, come mi sono sfuggiti? E via dicendo.

Se avessi avuto più tempo, più pause, sarei riuscita ad evitare le sviste? Forse qualcuna, perché non sono abituata al ritmo di lavoro che c’è sul set fotografico, ma non tutte. Semplicemente, mi mancava l’esperienza. La prossima volta, mi armerò di check list: magari con il tempo diventerò una brava segretaria di produzione.

Ferramenta ed effetti collaterali

Non è come sembra: come per ogni rappresentazione, il grosso del lavoro non è  in pedana e, fuori dalla pedana, è tutto un manipolare di ferramenta. C’è tanto hardware e molta, molta pratica. Magari non ci si sporca come quando si dipinge, ma non c’è poi tanta differenza.

Stare in mezzo a tutta quella attrezzatura mi ha fatto venire voglia di rinnovae la mia. Improvvisamente, voglio cambiare i miei monitor e risistemare lo studio, modificando tutti gli spazi e tutti i piani di appoggio.

L’invidia dell’hardware è uno degli effetti collaterali cui vado più soggetta in qualsiasi studio professionale che abbia a che fare con la creatività o con la progettazione. Si tratta di un’illusione che spinge a pensare che possedere TUTTA la strumentazione possibile dia automaticamente dei vantaggi. Eppure, proprio guardando Massimo, si capisce subito che non è una questione di quantità, ma di affinare solo quegli strumenti che si adattano al proprio stile e al proprio scopo. E non tutto può essere acquistato in un negozio di elettronica. 

Detto ciò, sto forse per compare un monitor con una gestione del colore che simuli la quadricromia, anche se in 20 anni ho imparato a farne a meno? Forse sì.

Il tessile e la chimica: a che punto siamo?

Il tessile e la chimica: a che punto siamo?

L’industria tessile in Italia e l’evoluzione ideologica

L’industria tessile e dell’abbigliamento rappresenta uno dei settori più importanti dell’industria manifatturiera italiana, primato che le spetta da secoli e che caratterizza il Made in Italy, in questo settore, come uno dei più prestigiosi al mondo, forte di una tradizione apprezzata sia in occidente che in oriente.

La filiera tessile è fortemente radicata nel nostro territorio: penso principalmente ai distretti industriali di Prato, Biella, Como, ma ce ne sono molti altri che vantano una lunga tradizione che, negli ultimi decenni, ha dovuto fare i conti con l’innovazione tecnologica, ma anche ideologica.

Parlo di innovazione ideologica riferendomi ai movimenti che hanno portato ad una crescente attenzione per la sostenibilità della produzione tessile e per la tutela tanto dell’ambiente, quanto della salute del consumatore.

Negli ultimi 20 anni il tema della sostenibilità è letteralmente esploso, e non poteva non coinvolgere un argomento a me molto caro: i colori. Se leggete il ColorBlog, vi sarete già imbattuti in considerazioni che riguardano la tossicità dei pigmenti e dei colori industriali e di come la ricerca si stia muovendo per ottenere colori atossici.

La ricerca, però, è ancora lontana dal proporre coloranti industriali privi di rischi. Per questo motivo, enti internazionali e la stessa CE si stanno dotando di regolamenti appositi, con lo scopo di valutare il rischio delle diverse sostanze chimiche utilizzante nei processi industriali, abolire l’utilizzo di quelli più pericolosi, e promuovere l’utilizzo di processi produttivi sempre più ecologici e sicuri.

Certificazione REACH e le campagne per la moda sostenibile
certificazione REACH

Il regolamento REACH: cosa è e perché è importante

Il Regolamento (CE) n.1907/2006, cosiddetto REACH, è una normativa in vigore dal 2007 che stabilisce quali sostanze e quali composti chimici possano essere utilizzati nei processi industriali in Europa e con quali modalità. 

REACH sta per Registration, Evaluation, Authorisation and restriction of Chemicals, e non è una semplice certificazione, ma non regolamento comporto da 141 articoli, molti dei quali interessano da vicino il comportato tessile. Il regolamento viene continuamente aggiornato e ha diversi scopi:

  • Informare circa il rischio derivato dall’utilizzo di determinati prodotti chimici, sia rispetto alla salute che rispetto all’ambiente, e prevenire tale rischio.
  • Promuovere le sviluppo di metodi alternativi di produzione, ma anche di test: scoraggia, infati, i test condotti digli animali.
  • Mantenere alta la competitività dei prodotti europei, puntando sulla qualità, la sicurezza e la sostenibilità.

Si tratta, quindi, di un passo molto importante verso una rivoluzione ecologica, anche se ancora non è ancora sufficiente.

Detox my fashion: il movimento che vuole rivoluzionare il tessile

Nel 2011 GreenPeace ha dato vita ad un movimento che va al di là dei confini europei: con Detox My Fashion si punta ad una moda più sostenibile e si cerca di stravolgere i criteri produttivi, intervenendo soprattutto sulle filiere della fast fashion e delle grandi maison di moda. E, a differenza del regolamento europeo, Detox my fashion si rivolge al mercato globale e vuole coinvolgere anche paesi come la Cina e l’India.

detox my fashion

Oltre ai regolamenti: per la rivoluzione ecologica, occorre investire nella ricerca.

Stiamo quindi assistendo ad un ripensamento di tutti i processi produttivi, secondo linee guida virtuose. Ma quando si parla di rivoluzione sostenibile dell’industria, non è possibile escludere dal contesto la ricerca scientifica e tecnologica. Ingenuamente, si tende ad attribuire una corrispondenza tra alta tecnologia e inquinamento e, per contro, ad assimilare il “naturale” a qualcosa di sicuro ed atossico per noi e per l’ambiente. Niente di più sbagliato: come molti di voi già sanno, la maggior parte dei pigmenti in uso fin dall’antichità sono velenosi e fortemente tossici, sebbene naturali e non frutto di processi chimici.

Finché non si investirà fortemente nella ricerca, non si può fare molto altro che evitare sostanze chimiche pericolose usandone altre meno pericolose, che è già un ottimo passo avanti, ma non è la soluzione. Oppure, possiamo aspettare che nuovi pigmenti, finalmente atossici vengano fuori per caso, come è successo per il Blu YInMg. Ma ci conviene?

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Un Lookbook per i Foulard Artistante

Un Lookbook per i Foulard Artistante

La mia idea di bellezza ha a che fare con l’aspirazione alla felicità e con la spontanea ricerca di un modo personale di comunicare. La vita non è certo rose e fiori ed essere felici non significa essere sereni e pacifici come una vacca indù, ma la ricerca del bene e del bello fa sì che ogni attimo possa essere interpretato come una possibilità di migliorarsi e di riconoscersi in ciò che si è e che si fa.

Per questo, per il lookbook della collezione Foulard ho scelto di rinunciare a qualsiasi sofisticazione: il trucco e l’utfit delle modelle sono semplici, le loro espressioni a tratti concentrate, a tratti illuminate da una risata spontanea. Il vento di una giornata capricciosa ha contribuito a rendere alcune pose ancora più naturali.

Come già sapete, il servizio fotografico doveva essere relalizzato a novembre 2020 ed è stato rimandato più volte a causa della pandemia. È stato difficile non avere le foto pronte per il Natale e mi sono dovuta arrangiare in modi diversi, ma l’attesa è stata ricompensata.

Sono felice di presentarvi qui il risultato.

foulard portato al collo con una maglietta bianca
Foulard di seta portato al collo come cravatta ARTISTANTE
Come indossare il foulard sulla camicia bianca, moda estate, ARTISTANTE
foulard di seta indossato al collo su tshirt bianca  ARTISTANTE
Foulard di seta colorati, collezione Artistante, made in Italy, Fontana di Trevi
Foulard di seta legato alla borsa ARTISTANTE
Foulard di seta nei capelli per legare la coda ARTISTANTE
foulard di seta legato alla borsa, trend moda, ARTISTANTE
Foulard seta portato alla borsa, stile ARTISTANTE
Moda foulard, portato nei capelli, ARTISTANTE
Foulard indossato in testa, look pirata, ARTISTANTE
Indossare il foulard di seta con un outfit casual - ARTISTANTE

Credits:

Foto @visualprolab

Fashion stylist @anastasiya.basharova
Makeup artist @ruslanaregi

Modelle
@isthatxim
@giorgiapaalla

Il foulard di Artistante in vetrina a Roma

Il foulard di Artistante in vetrina a Roma

Boutique in centro a Roma - foulard seta ARTISTANTE

Artistante è uscita dal suo guscio confortevole del mondo virtuale, per approdare finalmente nella vetrina di una boutique. E che vetrina! Da maggio, i miei foulard sono esposti da The Crow Lab, in Corso del Rinascimento a Roma

Ho vissuto diversi anni a Roma e metà della mia famiglia è romana. Tornare nella capitale con i miei foulard mi dà immensa soddisfazione, soprattutto perché la boutique si trova in un luogo stupendo, a due passi da Piazza Navona e da San Luigi dei Francesi, in pratica nel cuore di una zona che per me custodisce i più bei ricordi della città.

Boutique in centro a Roma - foulard seta ARTISTANTE

Mi sono detta che questa poteva essere giusta l’occasione per condividere un itinerario speciale, quello che, quando torno a Roma, non posso evitare di ripercorrere ancora, e ancora, ogni volta con lo stesso piacere. 

Roma Itinerario del cuore Artistante MAPPA

Roma, l’itinerario del cuore

Lungi dall’essere una guida turistica, questo itinerario è una passeggiata per Roma lungo una delle rotte che ho consumato a piedi, nei giorni in cui marinavo la scuola. Sì, marinavo la scuola, spesso e volentieri, e mi godevo le pinacoteche in orari mattutini infrasettimanali, mostre e chiese vuote, e quell’atmosfera dorata e decadente che solo Roma possiede in certe fredde e assolate giornate di inverno.

Questo itinerario si sviluppa da nord a sud in una zona ristretta, abbracciata dall’ansa del Tevere, da via dei Coronari al Ghetto ebraico.

Via dei Coronari

Parto proprio da via dei Coronari, che persino Google Maps definisce “dal sapore centenario”. Il merito è soprattutto dei sanpietrini e delle botteghe di antiquariato. Sotto natale, diventa un salottino, con tanto di tappeti rossi a terra.

Itinerario del cuore a Roma, da via dei Coronari al ghetto: Chiostro del Bramante

Chiostro del Bramante

Scendendo in direzione di Piazza Navona, approfitto per affacciarmi ad ammirare il Chiostro del Bramante che è tre cose meravigliose in una: uno spazio architettonico suggestivo, uno spazio espositivo di arte contemporanea davvero ben sfruttato per esposizioni ed eventi, e una finestra dalla quale godere, dalla caffetteria del primo piano, della vista sulle Sibille di Raffaello, ospitate nella contigua Santa Maria della Pace. Cosa desiderare di più?

Itinerario del cuore a Roma, da via dei Coronari al ghetto: Piazza Navona

Piazza Navona

Due passi, ed eccomi a Piazza Navona. Spazi aperti, il gorgoglio delle fontane monumentali, e la facciata del Borromini a dettare le regole di una geometria che ha ridisegnato Roma. Sì, ok, la gloria è andata a Bernini, ma fidatevi: a Roma, bisogna prendersi il tempo di selezionare quelle quattro o cinque tappe fondamentali per rendere omaggio al talento matematico e scenografico di Borromini. Spoiler: questo itinerario ne contiene due.

San Luigi dei Fracesi

Attraverso la strada in direzione di Palazzo Madama. Accanto alla Farmacia del Senato, c’è la boutique The Crow Lab, e mi affaccio alla vetrina, gongolante, per guardare i miei foulard abbinati con qualche nuovo outfit che Maria ha inventato per il negozio. Ma non mi soffermo a lungo: mi infilo nel vicolo proprio di fianco alla farmacia, per trovarmi nella piazzetta di San Luigi dei Francesi. Entro munita di spicci, tanti spicci: l’illuminazione della cappella Contarelli funziona a tempo, alimentata dalle monete dei visitatori. Pago volentieri i miei 2 euro per godermi il San Matteo di Caravaggio. Tutto il resto, scompare.

Pantheon

Faccio un salutino alla fontana dei Libri, facente parte di una collezione di fonti volute negli anni 20 per designare i rioni, e proseguo per il Pantheon, che val la pena per la cupola e il pronao, ma io ci vado per la fontana con l’obelisco, una delle tante fontane con obelischi a Roma, ma l’unica sotto alla quale ho smezzato il bigné al cioccolato di Giolitti con una amica (ciao Valentina, mi manchi).

Campo dei Fiori

Giro dietro al Pantheon e mi affaccio su Largo Argentina e, con un occhio nostalgico al bel teatro Argentina, proseguo in direzione di Campo dei fiori. Giordano Bruno sta dritto sul piedistallo, a rappresentare non solo il suo genio, ma le vite di tutti quelli che, prima o dopo di lui, hanno perso la vita nei roghi dell’inquisizione. Se potessi sentire gli spiriti, sono sicura che in Campo dei Fiori mi assorderebbero. I vicoli intorno e tutta la zona di Campo dei Fiori è forse tra le più caratteristiche di Roma: vi sopravvivono angoli di una genuinità popolare che è raro ritrovare nel centro storico, come la corte nascosta dietro l’Arco degli Acetari.

Itinerario del cuore a Roma, da via dei Coronari al ghetto: Galleria Spada

Palazzo Spada e il Ghetto Ebraico

Poi, quasi senza accorgermene, arrivo a Palazzo Spada. Sorvolo la galleria di arte barocca per arrivare velocemente ad ammirare la Galleria del Borromini, l’artificio artistico e matematico messo in piedi dall’architetto per il Cardinale Bernardino Spada. Ho l’impressione di trovarmi di fronte ad una lunga galleria che immette in un giardino, ma si tratta di un’illusione data dalla tecnica della prospettiva solida accelerata. La galleria, che sembra lunga almeno 40 metri, non ne misura neppure 9. La statua che si scorge sul fondo dà l’impressione di poter essere un uomo a grandezza naturale, ma è alta solo 60 cm. Matematica e scenografia, dicevo, ma l’estetica pulita del colonnato e delle volte mi incanta ancor più dell’ingegno prospettico.

La mia passeggiata nell’ansa del Tevere si è conclusa. Vago ancora un po’, in direzione del Ghetto Ebraico, e forse arriverò alla fontana delle Tartarughe, ma non voglio programmarlo: è bello perdersi per Roma.

I foulard Artistante
si trovano presso:

The Crow Lab
Corso del Rinascimento 54
Nei pressi di Piazza Navona
Roma

Sei passato a vedere?

Fai una foto in negozio dei miei foulard e spediscila a paola@artistante.com per ricevere un codice sconto.

Artistante per la moda Positano

Artistante per la moda Positano

Pattern a limoni: fantasia mediterranea per tessuto, moda mare Positano by ARTISTANTE

Nel mio percorso come Graphic Designer, tra tutte le attività che ho svolto ho sempre subito il fascino del pattern design per tessuto. In un certo senso, poter disegnare per l’abbigliamento è come donare una terza dimensione ad un artwork, dandogli l’opportunità di acquisire anche la personalità del taglio sartoriale. Questo è uno dei motivi per cui, fondando Artistante, ho voluto concentrare una buona parte dell’attività artistica nella produzione di tessuti, concentrandomi su quelli naturali, come la seta, che mi ha dato la possibilità di creare la mia prima collezione di Foulard.

L’abbigliamento è un settore complesso che io sto ancora scoprendo, ma di certo non ha segreti per una sartoria dalla lunga tradizione come Rosetta Moda Positano. Nell’attesa che Artistante cresca e che io possa inaugurare la mia prima linea di abbigliamento, sono davvero orgogliosa di continuare la collaborazione con Rosetta Moda Positano, che anche per la stagione 2021 ha scelto tre dei miei pattern.

Vedi anche la collezione 2020

Ecco una veloce carrellata dei miei pattern per la moda Positano, che ci porta dritti dritti fra le braccia dell’estate mediterranea.

Pattern design: fantasie su tessuto per la moda Positano - ARTISTANTE

Fantasia Testa Marina

Pattern design per Rosetta Moda Positano

 Questa fantasia nasce dalla tradizione. Ispirata alle maioliche campane e ai colori della costiera di Positano, è un gioco di losanghe che si va a chiudere in un rosone ornato di teste femminili.

Pattern design: fantasie su tessuto per la moda Positano - ARTISTANTE

Fantasia Verde Melograno

Pattern design per Rosetta Moda Positano

Un intreccio vegetale su cui predomina il verde smeraldo, con spighe dorate e dettagli arancioni sui frutti. Il fondo nero risalta i riflessi delle foglie.

Pattern design: fantasie su tessuto per la moda Positano - ARTISTANTE

Fantasia Limoni Positano

Pattern design per Rosetta Moda Positano

Intramontabili Limoni! Luminosi, turgidi e succosi, i limoni rappresentano l’energia vitale del sole. Il delicato intreccio turchese si sposa alla perfezione con l’effimera leggerezza delle zagare.

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Esercizi di disegno cavernicolo: davvero per tutti!

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“Disegnare male” è un concetto storpio che la nostra naturale propensione al grafismo deve imparare ad ignorare.

Ecco il manuale gratuito per disegnare, anche se non sai disegnare.

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Cosa è il manuale di disegno cavernicolo?

Non so disegnare. 

Nessuno mi ha insegnato e io non ho mai studiato disegno. Il fatto che io disegni molto è pura abitudine, ma non significa che lo faccia “bene”. A questo punto devo fare una precisazione: quando dico “disegnare bene” intendo il tipo di disegno, realistico o meno, che rispetta determinate proporzioni e regole prospettiche.

Poiché non so disegnare, non posso neppure insegnarlo e questo, infatti, non è un manuale per “disegnare bene”. Se farete gli esercizi contenuti in questa raccolta, scoprirete due cose: la prima, ve ne accorgerete subito, è che disegnare male non è un limite; per la seconda ci vorrà forse più tempo, e magari non sarà sufficiente quello che passeremo insieme, ma per alcuni di voi sarà entusiasmante scoprire che il disegno vi serve, come vi servirebbe una seconda o terza lingua, ma senza la grammatica, perché disegnare è naturale.

esercizi di disegno, Paola Vagnoli ARTISTANTE

Cosa impareremo con gli esercizi?

Torneremo indietro, nella caverna. Impareremo a disegnare con obiettivi molto semplici e mirati, ma senza nessuna regola, per sbloccare meccanismi che possediamo, ma che usiamo troppo poco. Come ho detto, non posso insegnarvi a disegnare, ma cercherò di accendere un interruttore, in modo da far luce in una zona della vostra mente che avete messo a dormire intorno ai dodici anni. O alcune migliaia di anni fa.

Nel peggiore dei casi, vi divertirete e basta. Nel migliore dei casi, vi si accenderà una scintilla e prenderete una buona abitudine, utile in modi che adesso neppure sospettate.

Ecco la lista degli esercizi:

1 ◆ Riempi una scatola

2 ◆ Aggiungi un gufo

3 ◆ Guardati fuori

4 ◆ Guardati dentro

5 ◆ Assembla un mostro

6 ◆ Cataloga una stanza

7 ◆ Disegna una mappa

8 ◆ Inventa un alfabeto

Dove si trova il manuale?

Il manuale è gratuito e si scarica da questo sito: basta iscriversi alla newsletter per ricevere il link per il download. Trovi il form per l’iscrizione anche in fondo a questa pagina!

esercizi di disegno, Paola Vagnoli ARTISTANTE
Stampe artistiche da incorniciare: arrivano gli Oracoli

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Le stampe d’autore sono un’ottima alternativa alle solite decorazioni da parete preconfezionate che si trovano nei grandi magazzini, soprattutto se non si vuole spendere come in una galleria d’arte, investendo su un’opera pittorica.

Cosa sono le stampe d’autore?

Le stampe d’autore, o stampe fine art, sono riproduzioni in alta qualità di opere pittoriche o di digital art. Possono essere numerate, quindi stampate a tiratura limitata, oppure essere semplicemente firmate. Nel caso delle stampe Artistante, sono timbrate e firmate e, anche se non sono numerate, di solito la tiratura si aggira intorno alle poche decine di copie per soggetto.

stampe artistiche per decorare le pareti di soggiorno, studio e cameretta dei bambini

Gli Oracoli, le nuove stampe Artistante da incorniciare

Le illustrazioni degli oracoli fanno parte di una collezione in fieri. Si tratta di una raccolta che, a fine lavori, includerà più di 40 soggetti, tratti da una lista di archetipi che ho stilato in base alla mia sensibilità e per colmare, in qualche modo, delle lacune che ho avvertito quando mi sono dedicata alle illustrazioni dedicate ai 22 Arcani maggiori dei Tarocchi.

Di ogni figura archetipa che rappresento, fornisco un’interpretazione personale, con un linguaggio che privilegia gli accostamenti cromatici e la composizione simbolica. Si mischiano soggetti classici, come il lupo e la strega, con soggetti contemporanei, come l’astronauta.

Mano mano che i disegni vengono completati, viene resa disponibile la stampa, nella sezione dello shop dedicata alle stampe fine art.

Stampe moderne da incorniciare per arredare la cameretta dei bambini

Arredare con le stampe moderne: quali scegliere e come incorniciarle

Quando si tratta di un soggetto simbolico, la scelta è molto personale e riguarda un coinvolgimento incoscio difficile da spiegare: è attrazione a prima vista. C’è però un livello di lettura più superficiale e immediato, che è puro godimento estetico. Abbinare le diverse stampe tra loro diventa un gioco: le si possono abbinare per temi attinenti, oppure per vicinanza cromatica. Ovviamente ci sono soggetti che si prestano meglio ad arredare un ambiente piuttosto che un altro: basta guardare qualche esempio in foto per trarre ispirazione. Che si stia arredando la cameretta dei bambini o il proprio studio, le stampe moderne donano un tocco molto originale.

Per appendere le stampe moderne, si sceglie di solito una cornice semplice, adatta al tipo di arredamente e non troppo invadente, in modo da non interferire con il soggetto, soprattutto se molto colorato. È consigliabile l’uso del passepartout, soprattutto per le stampe più piccole, in modo da valorizzarle.

In alternativa a questa scelta a basso rischio, si può tentare l’abbinamento con cornici molto strutturate, in stile vintage o persino barocco, che contrasteranno con lo stile moderno, per un ricercato effetto mix di stili.

come incorniciare una stampa moderna con una cornice vintage
Come incorniciare le stampe moderne per arredare gli ambienti
come incorniciare le stampe moderne: quale cornice è meglio scegliere
arredare la cameretta dei bambini con stampe moderne da incorniciare
Cosa significa GOTS? Breve guida alle certificazioni dei tessuti

Cosa significa GOTS? Breve guida alle certificazioni dei tessuti

Industria tessile e acquisto consapevole: che miraggio, circondati come siamo da decine di brand che invitano al consumismo e promuovono mode passeggere!

Abbiamo ormai decine di catene di alimenti biologici, prodotti per la bellezza ecosostenibili, perfino le nostre case possono facilmente diventare più “green”.

Perché, allora, non fare scelte sostenibili anche quando si tratta di vestiti?

L’impatto dell’industria tessile e della moda sull’ambiente è davvero considerevole. Ogni anno il settore della fast fashion produce decine di collezioni che vengono consumate e dimenticate nel giro di poche settimane. Spesso chi vorrebbe applicare un approccio più ecologico e “soft” al suo armadio, senza rinunciare allo stile e all’eleganza, si ritrova in un mare di informazioni confuse e poco chiare.

Per sapere quale impatto ambientale ha il nostro nuovo indumento, può esserci più utile imparare qualcosa di più sulle certificazioni tessili.

Queste certificazioni sono un valido indicatore di come e dove scegliere meglio i nostri vestiti, e iniziare ad acquistare in modo più consapevole e attento all’ambiente.

Moda eco, come capire le sigle di composizione dei tessuti

Le certificazioni dei prodotti tessili: ecco le più importanti

Imparare quali sono le principali certificazioni tessili e la differenza tra di loro ci può aiutare a scegliere con più attenzione i nostri vestiti.

La maggior parte delle certificazioni riguarda l’impatto ambientale dell’indumento, ma alcune assicurano, per esempio, un giusto trattamento nei confronti dei lavoratori (molto importante considerate le numerose aziende che producono nei paesi asiatici a costi bassissimi) oppure il trattamento etico degli animali (una certificazione rilevante per chi è vegan).

Ecco le certificazioni tessili più conosciute.

GOTS

La certificazione GOTS (o Global Organic Textile Standard) riguarda tutti i tessuti creati con fibre biologiche. Viene rilasciato da un’organizzazione internazionale che si occupa di agricoltura biologica; le aziende certificate GOTS assicurano che le materie prime facciano parte di una filiera del tutto biologica. È molto popolare per quanto riguarda i prodotti tessili in cotone. Negli ultimi anni sempre più persone si stanno interessando a capi in cotone biologico, soprattutto nell’ambito dei vestiti per neonati e bambini.

Oeko Tex

Oeko-Tex Standard è una certificazione emessa da un organo indipendente che garantisce la qualità di alcuni prodotti tessili. In particolare, assicura che i materiali non contengano sostanze pericolose per la salute di chi indossa i capi. La certificazione è divisa in diverse classi, a seconda di quanto il prodotto viene a contatto con la pelle e dunque quanto potrebbe danneggiare la salute. Per esempio, una delle categorie con requisiti più severi riguarda gli indumenti intimi (come slip, boxer, eccetera) e gli indumenti per i neonati. Oeko-Tex rilascia anche un altro tipo di certificazione, denominata “Step”. Essa garantisce la sicurezza del prodotto dal punto di vista della filiera di produzione e dell’impatto ambientale e sociale sul territorio. Può includere requisiti che riguardano la sicurezza sul lavoro, l’utilizzo di prodotti chimici dannosi per l’ecosistema, e così via.

BCI

Simile alla GOTS, la certificazione BCI (Better Cotton Initiative) garantisce la qualità e la sostenibilità dei tessuti, ma tratta esclusivamente di cotone. Il cotone deve essere biologico e lavorato con metodi, macchinari e prodotti sostenibili e a basso impatto ambientale.

GRS

Riciclare i materiali è importante, ed è per questo che è nata la certificazione GRS (Global Recycled Standard). Le aziende certificate GRS garantiscono processi di produzione dei prodotti tessili con ridotto consumo delle risorse come l’acqua, l’elettricità, le materie prime; questo processo deve, dunque, essere rispettoso dell’ambiente. Inoltre, è necessario per i prodotti avere almeno 20% di materiale riciclato.

EU-Ecolabel

Si tratta di una certificazione importante in Europa che garantisce che l’azienda che la possiede abbia un basso impatto ambientale nei suoi processi di produzione e lavorazione. Può essere ottenuto da diversi tipi di industrie, inclusa quella tessile. È una delle certificazioni da ricercare per individuare un prodotto sostenibile e rispetto dell’ambiente.

EcoCert

Questa certificazione garantisce che le materie prime utilizzate negli indumenti siano organiche e prodotte secondo il cosiddetto Standard Organic ContentLa certificazione inoltre garantisce che le fasi di produzione e lavorazione delle materie prime siano rintracciabili.

BlueSign

La certificazione BlueSign è attiva dal 1997, e garantisce che la produzione di un’azienda tessile sia sostenibile in tutte le sue fasi. Lo scopo è quello di abbassare l’impatto ambientale il più possibile, grazie ad un appoggio chiamato “Input Stream Management”.

Fair Wear

La FAIR WEAR FOUNDATION nasce in Olanda nel 1999 ad opera di un sindacato e un gruppo di difesa dei lavoratori che si uniscono per migliorare le condizioni dei lavoratori nell’industria dell’abbigliamento.  Oggi, la Fair Wear Foundation collabora con industrie e governi di tutto il mondo, in particolare in Asia, Europa e Africa.

La base della collaborazione tra Fair Wear e i membri è il “Codice delle pratiche di lavoro”. Il nucleo di questo codice è costituito da 8 STANDARD:

1 – Il lavoro è una scelta libera – No alla schiavitù.
2 – Diritto alla formazione di sindacati e diritto alla negoziazione collettiva.
3 – Nessuna discriminazione, raziale, religiosa o di genere.
4 – No al lavoro minorile.
5 – Salari adeguati.
6 – Orari di lavoro regolamentati, con giorni di riposo inclusi.
7 – Condizioni di lavoro sicure, in un ambiente salubre.
8 – Rapporto di lavoro legalmente vincolante per entrambe le parti.

Fair Trade

Il marchio Fair Trade viene rilasciato da un’organizzazione chiamata Fairtrade International, e ha come scopo quello di certificare il commercio equosolidale. Commercio equosolidale significa garantire la sicurezza e il giusto compenso ai lavoratori di paesi svantaggiati e in via di sviluppo, che di norma vengono spesso sfruttati dalle grandi aziende multinazionali. Per esempio, le aziende devono rispettare un Fairtrade Minimum Price, ovvero un prezzo minimo equo e stabile e garantire il guadagno per i lavoratori locali. Il Fairtrade Premium, invece, garantisce un investimento positivo nella società ed economia delle comunità dove l’azienda opera.

le certificazioni tessili, tessuti biologici e riciclati

Esiste il tessuto biologico?

Sebbene il cibo biologico sia diventato mainstream, pochi sanno che è possibile acquistare un “vestito bio”. Nel caso del tessuto biologico, solamente alcune fibre naturali possono essere coltivate con i metodi biologici, senza l’utilizzo di insetticidi e altri prodotti chimici che vengono assorbiti dalla pianta. È  il caso del cotone.

Se si tratta davvero di un tessuto biologico, avrà sicuramente una o più certificazioni tessili che ne garantiscono la qualità. Marchi come Oeko-Tex e GOTS  sono un elemento importante che permette di capire quale processo di produzione è stato impiegato per creare il tuo capo.

Differenza tra tessuto usato e tessuto riciclato derivato dallo scarto

Rispettare l’ambiente e adottare abitudini “slow fashion” significa anche acquistare di meno e con più consapevolezza.

Per questo motivo talvolta la scelta più giusta non è acquistare più abiti nuovi, ma scegliere capi riciclati.

Quando si parla di “tessuto riciclato” si possono indicare più di una tipologia di indumento. È importante fare un distinguo tra il tessuto “usato” e il tessuto riciclato “dallo scarto di lavorazione”.

Il tessuto fatto con scarto di lavorazione viene utilizzato scegliendo pezzi di stoffa che non sono stati utilizzati durante il processo di creazione di nuovi capi. Può riguardare fibre naturali come la lana e il cachemire, che possono essere filati nuovamente per creare nuovi vestiti.

Gli scarti diventano dunque un materiale prezioso, e invece di essere buttati, possono dare vita a qualcosa di nuovo.

È possibile anche riutilizzare le materie prime di altri oggetti per trasformarli in vestiti. Si tratta di una tecnica molto utile se usata con fibre sintetiche come il nylon o il poliestere: oggetti come bottiglie di plastica possono essere trasformati in fibre che creano magliette e pantaloni molto resistenti.
Questa alternativa è di certo utile per dare nuova vita alla plastica, anche se non si ha la certezza che questi capi saranno a loro volta riciclati in modo sostenibile.

E per quanto riguarda i vestiti che sono già stati creati e indossati da qualcuno? Non dimentichiamoci il valore del riciclo vintage!

Il tessuto usato è un indumento finito già indossato da una o più persone, e poi riutilizzato (integro o modificato). Un esempio banale può essere il vestito vintage della mamma, che può essere aggiustato o modificato per meglio adattarsi al corpo di un’altra persona o alla moda del momento.

I mercatini dell’usato o i negozi vintage sono il luogo ideale dove trovare tessuti usati da riciclare. Si possono trovare sia vestiti usati in ottimo stato che capi di brand di alta moda a prezzi accessibili.

Un’altra alternativa per scegliere vestiti riciclati sono le feste di swap di vestiti: due o più persone si ritrovano per scambiare i propri capi con quelli di altre persone interessate. È un’attività divertente che permette di rinnovare l’armadio senza spendere un centesimo.

Insomma, essere eleganti e non rinunciare allo stile è possibile, anche senza impattare sull’ambiente. Scegliere prodotti certificati o riciclati è una scelta responsabile che dà valore ai nostri acquisti: un bel modo per comprare meno e comprare meglio.

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Come lavare la seta pura? Ecco come prendersene cura a casa.

Come lavare la seta pura? Ecco come prendersene cura a casa.

Prendersi cura dei foulard di seta, come di altri capi di seta pura, richiede attenzione, ma non è  difficile come potrebbe sembrare.

La seta è senza dubbio un tessuto molto delicato e si macchia facilmente, ad esempio sotto la pioggia, con il sudore o addirittura con il profumo. Eppure, a differenza di alcuni tessuti sintetici per i quali è praticamente obbligatorio il lavaggio a secco, la seta si può lavare facilmente a casa, purché si adottino alcuni accorgimenti che ne rispettino la fibra e i colori. In questa piccola guida scopriremo coma lavare la seta a mano o in lavatrice, come asciugarla e come stirarla, senza danneggiarla. Inoltre, vi darò un paio di consigli su come riporla correttamente nell’armadio.

 

Come lavare la seta a mano e in lavatrice

Alcune cose da sapere sulla seta

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La seta è una fibra proteica di origine animale, quindi valgono le stesse regole che applichereste a dei capelli molto sottili e delicati: niente sfregamenti eccessivi, no alle temperature troppo elevate e ai trattamenti chimici aggressivi. Da evitare assolutamente detergenti contenenti cloro, come la candeggina, e sbiancanti di vario genere.

Se il vostro problema è una macchia in un punto preciso, lavate comunque tutto il capo, perché bagnando e asciugando solo una porzione del tessuto si potrebbero creare degli aloni. Nel caso del lavaggio a mano, non sfregate il punto interessato con nessuno strumento, tipo spazzole o tamponi, piuttosto massaggiatelo delicatamente con i polpastrelli.

Come lavare la seta in lavatrice

Davvero si può lavare la seta in lavatrice? Ebbene sì! Controllate sempre l’etichetta del vostro capo, perché in caso di tessuti misti potrebbero non valere queste regole, ma se si stratta di seta pura il procedimento è abbasta semplice.

 

  1. Riponete il capo di seta in una bustina di tela, come quelle che si usano per la biancheria intima di pizzo. In questo modo, eviterete che il foulard o la camicetta sfreghino sul cestello della lavatrice o su altri capi eventualmente presenti nel lavaggio. Questo accorgimento preserva l’integrità della fibra.
  2. Impostate il programma delicato a 30°: la seta teme molto le alte temperature.
  3. Utilizzate un detersivo specifico per capi delicati. Nel dubbio, usate una quantità minima di sapone di Marsiglia ed evitate di aggiungere ammorbidente o prodotti profumanti. Non usare in nessun caso varechina o altri candeggianti, che possono compromettere la fibra.
  4. Impostate la centrifuga al minimo, 600 giri al minuto o meno.

Come lavare la seta a mano

È il procedimento da preferire per lavare la seta, nel caso la vostra lavatrice non abbia un programma per delicati e non sia possibile impostare al minino la centrifuga. In questo caso,  ecco come procedere:

 

  1. Riempite la bacinella con acqua appena tiepida o fresca, dove avrete diluito del sapone delicato. Diluite il sapone con cura, in modo che il detersivo puro non venga a contatto con il capo.
  2. Tenete il capo in movimento, senza strofinarlo o strizzarlo, semplicemente facendo roteare l’acqua nella bacinella: questo procedimento serve per bagnarlo in modo uniforme.
  3. Se sentite la necessità di un ammorbidente, togliete la seta dall’acqua, svuotate la bacinella, riempitela di nuovo con acqua pulita e un filo di balsamo delicato per capelli.
  4. Non lasciate la seta in ammollo.
  5. Riscicquate abbondantmente in acqua fresca corrente.

Come asciugare la seta

Una volta terminato il lavaggio, è importante non strizzare il capo di seta: esattamente come i capelli, quando sono bagnate, le fibre della seta tendono ad essere più fragili. La cosa migliore è lasciarla gocciolare su una gruccia dentro la vasca o all’esterno, in un luogo fresco e ombreggiato. Il sole e il calore danneggiano la seta, quindi niente stendini esposti al sole o vicini a termosifoni o stufe.

Per velocizzare il processo, nel caso si tratti di un foulard vi consiglio di stenderlo su un asciugamano pulito che avvolgerete delicatamente su se stesso, senza spremere o strizzare. Apritelo dopo qualche minuto e appendete il foulard, che a questo punto non sarà più gocciolante.

come lavare e asciugare la seta

Come stirare la seta

A differenza di alcune fibre sintetiche, la seta sopporta la stiratura, purché a bassa temperatura. Stiratela sempre a rovescio e assicuratevi che il ferro sia impostato per funzionare senza vapore, che potrebbe creare delle chiazze di umido, e quindi degli aloni. Se temete per un voile particolarmente delicato, vi consiglio di stenderlo sotto ad un panno di cotone, in modo che non venga a diretto contatto con la piastra calda del ferro da stiro. Nel caso dei foulard, questo passaggio non è necessario: è sufficiente stirarli rapidamente, senza che il ferro da stiro indugi troppo nello steso punto.

Come riporre la seta nell’armadio

La seta pura non è soggetta all’attacco delle tarme. Nel caso di capi misti con lana o cashmere, il pericolo è sempre in agguato, quindi il capo va trattato come si trattano i capi di lana, ma non è il caso dei foulard di seta.

La seta, però, è soggetta all’attacco di funghi e batteri. Per questo motivo, è importante riporla in un luogo asciutto e pulito. Il mio consiglio è quello di procurarsi una custodia di cotone dove riporre i propri foulard, e di sistemarla in modo che non rimanga addossata alla parete posteriore dell’armadio, che generalmente è dove si accumula più umidità.