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Arcani Artistante

Gli Arcani Maggiori dei Tarocchi in un progetto artistico di Paola Vagnoli

Una carrellata di Specchi

Mi chiamo Paola Vagnoli e sono una designer e artista toscana.

Mi sono recentemente avvicinata ai Tarocchi per una banale attrazione visiva, perché i Tarocchi sono soprattutto belli e primitivi, una forma d’Arte spontanea. Il fatto che si tratti di rappresentazioni pittoriche mi ha permesso di iniziare l’indagine senza nessuna infrastruttura culturale, utilizzando soltanto la mia sensibilità artistica e il mio bagaglio spirituale.

Per gioco, ho iniziato a voler capire come si consultanoInizialmente, credevo fosse difficile lasciarmi andare al gioco di ruolo proposto dagli Arcani, ma il loro autorevole carisma è in grado di trascinare l’inconscio con la stessa forza dell’Arte, con il vantaggio dell’interazione guidata. Empatizzando con gli Arcani, vengo condotta ad interrogarmi su me stessa, alla ricerca del più difficile e importante dei premi: la consapevolezza.

Come è iniziato

Come molte idee insane e stravaganti, anche quella di disegnare gli Arcani Maggiori dei Tarocchi è nata in una notte insonne, ma ha resistito a quell’alba e a molte altre, quindi non posso appellarmi al maleficio della notte, né alla privazione del sonno. Non ho scuse: non ero in preda al delirio onirico quando ho deciso di portare a termine il progetto, anzi, ero perfettamente lucida e cosciente di quanti artisti lo avessero intrapreso prima di me, e sapevo di dovermi mettere in fondo ad una lista molto affollata di creativi che non hanno saputo resistere alla tentazione.

Prima dell’autunno del 2019, avevo guardato i Tarocchi solo da lontano, affascinata dal linguaggio figurativo nella loro versione classica marsigliese, così apparentemente didascalica, ma allo stesso tempo ricca di elementi disturbanti. Non avevo mai approfondito il tema, né dal punto di vista artistico, né da quello misterico e culturale, ma il mio interesse per gli archetipi è tenuto vivo da sempre dal sincretismo spirituale ereditato nel mio bagaglio personale, formatosi nella miscela di razze e religioni, fra cattolicesimo e animismi, religioni afroamericane e influenze mitologiche dalle provenienze più disparate. Con questa preziosa ed eterogenea eredità da gestire, mi definisco atea, ma coltivo una spiritualità che si fonda sul dialogo dell’Io profondo con il Tutto. Includere i Tarocchi in questo Pantheon laico è stato come scoprire uno strumento di indagine, capace di incanalare la ricerca di una maggior consapevolezza in base a criteri atavici che ho subito sentito calzarmi a pennello.

Mancavano da disegnare poche carte ed ero bloccata, sebbene vicinissima al traguardo, quando mi è venuto in soccorso il libro di Alejandro Jodorowsky e di Marianne Costa, “La via dei Tarocchi”, regalo di un amico distante, ma attento. Nell’introduzione, Jodorowsky, con piglio dogmatico, scrive, senza mezzi termini, che tentare di discostarsi dalla versione marsigliese dei Tarocchi con una propria interpretazione è peccare di ubris, oltre che uno sforzo di “inutile vanità”. Avrei dovuto posare la matita in quell’esatto momento, invece questo divieto sulla strada maestra mi ha aperto un varco che trovavo ancora più allettante: quello dell’Arte.

Cosa ho ottenuto

Disegnare gli arcani maggiori è stato come imbattersi nelle domande, quando sarebbe stato più logico aspettarsi delle risposte. 

Come per una poesia o una qualsiasi opera d’arte, ogni Arcano suggerisce un messaggio che non rappresenta di per sé una verità, ma che diventa autentico per chi decide di riceverlo, entro i limiti costituiti dalla propria capacità di recepirlo. Nel mio tentativo di rappresentare questo messaggio, inevitabilmente mettevo in scena quello che io stessa pensavo di aver ricevuto. Allora la domanda che dovevo pormi non era più “cosa posso aggiungere ai Tarocchi che non sia già stato detto e rappresentato” (in quel caso, l’ovvia risposta l’aveva data Jodorowsky, ed era “niente”), ma piuttosto “cosa sto ricevendo da ogni Arcano?”, concentrando, quindi, gli sforzi su un’impresa finalmente alla mia portata. Si potrebbe ribattere che il risultato di questa operazione così autoreferenziale sia una rappresentazione talmente personale e circoscritta, da non essere utile a nessun altro se non a me, che sono l’artista.

Se così fosse, però, ogni poesia e ogni opera d’arte sarebbe incondivisibile. Il coinvolgimento del lettore è possibile per quel gioco di finzione che Fernando Pessoa spiega in poche righe nella sua poesia “Autopsicografia”: chi leggerà i miei arcani non troverà il mio vissuto, di cui non saprebbe cosa farsene, e non troverà neppure il suo, situazione che non gli frutterebbe alcun arricchimento, ma ne conoscerà un terzo, uno che è la stratificazione inaspettatamente fertile del mio che ho interiorizzato, di quello che ho inscenato, del suo e, infine, di frammenti del cosmo umanistico che i Tarocchi rappresentano.

Il mio mazzo propone i 22 Arcani Maggiori in una veste introspettiva, ma non necessariamente intima. Intensi e moderni, hanno lo stile dei miei ritratti: imprecisi, primitivi, alla ricerca di una coerenza interna più che del virtuosismo estetico, ma caratterizzati da precise scelte cromatiche, in un contesto in cui ogni dettaglio ha un motivo di essere.

Metodo e stesura

Il lavoro si è svolto in due fasi: una prima stesura, puramente istintiva, e una revisione, durante la quale mi sono concentrata sulla singola carta, cercando di mettere per iscritto sia le mie intenzioni iniziali, che il risultato che credo di aver ottenuto, appunti che ho poi raccolto in questo opuscolo.

Per alcune carte, questa seconda fase ha comportato un restyling, ma la maggior parte degli arcani ha subito solo una leggera revisione estetica, senza modifiche ai contenuti.

Ho riflettuto sull’opportunità di renderle più canoniche, ma ho abbandonato l’idea, perché, in fondo, il mazzo Marsigliese esiste già. Senza la pretesa di inventare qualcosa di nuovo, ho preferito rimanere fedele alla mia interpretazione, raccontandola così come è nata, perché è più facile sollevare altri dubbi, che dare delle risposte. E poi, ha ragione Jodorowsky: sono vanitosa.

Note Biografiche

Sono nata Pisa nel 1977, dove ho trascorso i primi anni dell’infanzia. Nascere in Toscana mi ha dato l’opportunità di crescere con la bellezza artistica e naturalistica negli occhi e nel cuore. In seguito, alla mia formazione hanno contribuito i numerosi spostamenti: a causa della professione di mio padre, la mia famiglia si è trasferita spesso, trascorrendo alcuni periodi a Roma e in Sud America, fra Brasilia e Rio de Janeiro, dove vive la mia famiglia, da parte di mia madre.

Sono tornata a Pisa nel 1996 per studiare storia moderna. Innamorata della grafica, mi ci sono dedicata da freelance fin dal 1997. In seguito, ho lavorato soprattutto come UI/UX designer, progettando interfaccia per dispositivi tra i più disparati, dai navigatori GPS Automotive, alla strumentazione avionica, alle app per il mobile.

Nel 2008 sono diventata socia dell’agenzia di Graphic e Software Design di cui sono stata direttore artistico e amministratore fino a settembre 2019, quando ho scelto di lasciare per dedicarmi alla pittura a tempo pieno. Appassionata di tessuti e tappezzeria, ho utilizzato la mia esperienza di graphic designer per adattare i miei dipinti alla stampa continua. Realizzo in questo modo tessuti stampati, con i quali confeziono stole e altri accessori.

In tutto ciò, non ho smesso mai di muovermi, ma alla fine sono tornata in Toscana, questa volta definitivamente, nel 2016, stabilendomi a Lucca.

Qui puoi trovare altre informazioni sulla mia attività artistica e sul progetto Artistante.

Il Libro

Ti piacerebbe saperne di più?

Nel Libro Gratuito Arcani come Specchi ho raccolto le annotazioni sulla mia interpretazione degli 22 Arcani Maggiori e racconto come l’approccio artistico si sia trasformato in un viaggio nell’incoscio. Ogni carta è commentata e corredata di immagini a colori, note sulla stesura e spunti di lettura.

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Questa è una newsletter interattiva: coinvolgo i miei iscritti nei miei progetti, perché da loro ricevo sempre i suggerimenti migliori. Mi piace leggere le loro opinioni e li coccolo con omaggi e viaggi pindarici nel mondo dei colori. Questa è una piazza, con una giostra, un'edicola, qualche panchina e, ovviamente, un'esposizione d'arte itinerante.

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